L'isola dei ricordi, cultura filippina, gioia e paura di crescere nel nuovo Dreamworks
Dal 24 settembre il cartone animato scritto e diretto da Joel Crawford e Januel Mercado
(di Lucia Magi) Mostri che si spezzano in due, creature che divorano i ricordi, cani mannari, giganti-albero, fate, elfi e persino un gigantesco demone bebè, con tre occhi e un biberon. La mitologia filippina irrompe nell'animazione di casa DreamWorks con 'L'isola dei ricordi', nelle sale dal 24 settembre, primo film originale scritto e diretto a quattro mani da Joel Crawford e Januel Mercado, già co-registi di 'Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio' del 2022 e co- creatori di 'I Croods 2 - Una nuova era' nel 2020. Jo e Raissa sono amiche dall'infanzia ma, ormai grandi, stanno per separarsi: la seconda, più studiosa, disciplinata e disposta ad assecondare le aspettative dei genitori, sta per lasciare le Filippine per andare a studiare al Caltech, la prestigiosa università fuori Los Angeles che apre le porte alla Nasa. Jo è ribelle, poco ambiziosa e abilissima nel disegno: lei resterà nel villaggio in cui sono cresciute, dopo la morte dell'adorata nonna Lola. Nell'ultima notte insieme, le ragazze trovano un portale che le fa precipitare a Nakali, l'isola fantastica delle storie che Lola raccontava loro da bambine. Dopo il salto, si risvegliano in una sorta di Regno di Oz popolato dalle creature del folklore filippino, senza ricordare nulla delle ultime dodici ore e con i corpi misteriosamente trasformati. Entrambe hanno strani tatuaggi; a Raissa sono addirittura spuntate le ali. Cercano la strada per casa, ma scoprono che per tornare devono sacrificare i ricordi che hanno cimentato la loro amicizia. "È ambientata nelle Filippine negli anni Novanta, ma è una storia umana in cui tutti possono riconoscersi - dice Crawford in un'intervista all'ANSA - Parla di due amiche che arrivano a un momento della loro vita in cui una delle due sta per andare molto lontano. È una storia sulla paura di essere dimenticati e di perdere le radici, ma anche sulla gioia di sapere che non succederà mai se celebriamo davvero i momenti condivisi con i nostri amici. Quei momenti diventano ricordi e quei ricordi fanno di noi ciò che siamo". Questo 'coming of age', che adatta temi alla 'Se mi lasci ti cancello' e 'Una notte da leoni' a due protagoniste sulla soglia dell'età adulta, mette al centro la cultura filippina, proprio come 'Oceania' ha portato nell'animazione mainstream miti e immaginario delle isole del Pacifico (pure qui c'è una nonna narratrice parecchio dolce e loquace). "Abbiamo fatto due sequel insieme. È stato appassionante lavorare su film che avevano un'eredità e personaggi che il pubblico già amava. Abbiamo cercato di renderli personali, di apportare qualcosa di nostro - riflette Crawford - Questa volta abbiamo fatto il contrario: siamo partiti da qualcosa di intimo, dalla nostra amicizia e dalle persone importanti delle nostre vite. È stato anche un po' spaventoso, a dire il vero, perché ti fa sentire vulnerabile". Al suo fianco, annuisce Mercado: "Guardare una pagina bianca è la cosa più spaventosa". Secondo quest'ultimo, "quando veniamo da culture e Paesi diversi abbiamo quasi la compulsione di cercare ciò che ci divide. Ma perché non partire invece da ciò che ci rende uguali? Basta pensare alla cultura italiana e a quella filippina: le grandi famiglie, il cattolicesimo, il cibo. Mangiare e stare insieme alle nostre famiglie è qualcosa che ci unisce". "Quando scrivevamo, Januel si ispirava a sua nonna - completa Crawford - ma anch'io attingevo alla mia storia con mia nonna, che era italiana e che ha abitato con noi quando ero piccolo. Noi esseri umani siamo molto più simili di quanto pensiamo". Di sicuro lo sono queste due ragazzine, colte in quell'attimo della vita in cui si sentono insieme la spinta a esplorare l'ignoto e la paura di lasciare indietro chi ti ama, ti conosce e ti somiglia. "Puoi inseguire i tuoi sogni senza perdere lungo la strada le persone che ti hanno aiutato e incoraggiato - conclude Mercado - Il nostro scopo è che all'uscita dal cinema ogni spettatore pensi al suo migliore amico e senta il bisogno di chiamarlo per dirgli che gli vuole bene".
(F.Moulin--LPdF)
